Cena Regionale


Mercoledì 10 maggio è stata una lunga giornata per molte ragazze del collegio! Tra risate e tanto entusiasmo, il frastuono di piatti, pentole e mestoli è echeggiato in un armeggiare pressoché ininterrotto “dalle prime luci dell’alba”  (per le più toste di noi!) fino alle 19 di sera quando, baldanzose e con il cuore pieno di soddisfazione, abbiamo portato i nostri vassoi in sala per la cena regionale.



In effetti,  quello della cena regionale è un giorno speciale, in cui ciò che più conta non è tanto assaggiare pietanze tipiche delle nostre regioni di provenienza quanto l’idea di dedicare del proprio tempo per preparare da mangiare per altre persone e servire loro un piatto che in qualche modo ci rappresenta. È un gesto apparentemente semplice ma che racchiude in sé amore, dedizione. La condivisione non solo sfama da qualsiasi fame, ma “nutre”. Ecco che questa cena, per noi ragazze in formazione, diventa metafora di un livello più alto e profondo di nutrimento: per cibarci e saziare l’appetito può bastarci poco, anche un solo alimento;  una volta reperito, l’atto di cibarcene in sé è di breve durata…invece per nutrirci e quindi crescere dobbiamo necessariamente variare e per questo abbiamo bisogno di tempo. L’essere umano non ha  bisogno di essere sfamato  quanto di essere nutrito. La mensa è luogo di nutrimento perché non solo accoglie più cibi ma accoglie più persone, le aggrega attorno a sé per un tempo, il tempo necessario a che la convivialità si esprima. Quella convivialità che dà sapore alle cose e che crea un’atmosfera di dialogo e ricerca.



A tal proposito mi  viene in mente un racconto africano che, in alcune versioni riadattate, viene intitolato La minestra miracolosa.
Un giorno, in un villaggio, una donna ebbe la sorpresa di incontrare sulla soglia di casa un forestiero che le chiese da mangiare. “Mi dispiace“, ella rispose, “Al momento non ho niente da offrirle“. “Non si preoccupi“, replicò amabilmente lo sconosciuto. “Ho nella bisaccia un sasso per minestra: se mi concederete di porlo in una pentola d’acqua bollente, preparerò la zuppa più deliziosa del mondo. Mi occorre una pentola molto grande, per favore.



La donna, incuriosita, mise la pentola sul fuoco e andò a confidare il segreto del sasso per minestra ad una vicina di casa. Quando l’acqua comincio a bollire, intorno c’erano tutti i vicini, accorsi a vedere lo straniero e il sasso. Egli depose il sasso nell’acqua,  ne assaggiò un po’ col mestolo ed esclamò con aria beata: “Ah, che delizia! Mancano solo le patate!“. “Io ho delle patate in cucina“, esclamò una donna e pochi minuti dopo era di ritorno con una grande quantità di patate tagliate a fette, che furono gettate nel pentolone. Allora lo straniero assaggiò di nuovo il brodo. “Eccellente”, gridò. Però aggiunse con aria malinconica: “Se solo avessimo un po’ di carne diventerebbe uno squisito stufato”. Un’altra donna corse a casa per prendere la carne, che l’uomo accettò con garbo e gettò nella pentola. Al nuovo assaggio, egli alzò gli occhi al cielo e disse: “Ah, manca solo un po’ di verdura e poi sarebbe perfetto, veramente perfetto!”.



Una delle vicine corse a casa e tornò con un cesto pieno di carote e cipolle. Dopo averle messe nella zuppa, lo straniero assaggiò il miscuglio e dichiarò in tono imperioso: “Sale e salsa”. “Eccoli”, disse la padrona di casa. Poi un altro ordine: “Scodelle per tutti!”.
La gente corse a casa a prendere le  scodelle. Qualcuno portò anche pane e frutta.
Si sedettero dunque tutti a tavola, mentre lo straniero distribuiva grandi porzioni della sua incredibile zuppa.
Tutti provavano una strana e inaspettata gioia, ridevano, chiacchieravano e gustavano il loro primo vero pasto in comune.
In mezzo all’allegria generale, lo straniero scivolò fuori dalla casa silenziosamente, lasciando il sasso miracoloso affinché potessero usarlo tutte le volte che volevano per preparare la minestra più buona del mondo.



Credo che questo racconto si commenti da solo, ma è interessante anche perché fa capire come le donne abbiano un ruolo fondamentale nella comunione e condivisone tra gli esseri umani e nella creazione dell'”ambiente” atto a nutrire e crescere. Qualcuno ha parlato e loro sono state le prime ad ascoltarlo, in piena fiducia e con animo giovane e pronto ad agire.

Maria Vittoria