Prima di agire ascoltare

 Commento all’incontro di Gesù con Marta e Maria nella casa di Lazzaro

 

Ad un mese dall’evento di Pasqua, Aurora, autrice del commento al brano evangelico di Marta e Maria, ci accompagna in un behind the scenes attraverso commenti e riflessioni. Ciò che ne risulta è un quadro capace di farci apprezzare le Scritture e il loro valore universale, riscoprendo il loro significato profondo e senza tempo.

 

Il brano di Marta e Maria si presta, nella sua semplicità a interpretazioni molto profonde, che possono fornirci delle risposte estremamente attuali. Hai trovato delle difficoltà nella stesura del commento? Se sì, quali? Se no, cosa ti ha reso la riflessione e la scrittura più semplice?

Desideravo sperimentare quella che è l’attesa della parola, quindi prima ho letto molte volte il brano del Vangelo, poi ho meditato su di esso. Ho provato a immaginare l’episodio dell’incontro tra Gesù, Marta e Maria nell’oggi, inserendolo in un contesto di quotidianità, facendo quasi un esperimento mentale, in modo tale che, poi, la scrittura sgorgasse direttamente e liberamente dalla mia riflessione, quasi di getto. Ho fatto attenzione a non dire qualcosa che io pensavo ma che non riguardava direttamente il brano, tradendone così il testo, ma a cercare di trasmetterne la bellezza e l’attualità del Vangelo.

 

Il brano che hai commentato sembra rivolgersi soprattutto agli ascoltatori giovani, in quanto invita ad attuare la rivoluzione dell’ascolto, che nella sua quotidianità assume una forza ancora maggiore; sei d’accordo? Quali sono, secondo te, i contesti in cui questa necessità di “rivolta” è più forte?

Si, ho scritto questo messaggio pensandolo su misura per i giovani perché la mia riflessione voleva adattarsi al pubblico che avrei avuto davanti, cioè le ragazze del collegio, ma più in generale a ogni persona, di qualsiasi età, che nel cuore continui a custodire la sua giovinezza.

I contesti in cui la “rivoluzione” dell’ascolto è maggiormente necessaria e fruttuosa sono sicuramente quelli in cui si è immersi in una relazione: vita sociale, ambito politico, universitario, religioso; ma anche nella comunicazione con se stessi, dove allo stesso modo vi è una necessità di silenzio e di ascolto, di momenti di passività che definirei positiva, tramite i quali si riesce a ricevere un arricchimento che va a beneficio di qualsiasi aspetto della vita e che conferisce significato all’agire.

 

 

Quanto della tua storia personale ha influito sulla stesura del commento e in generale sulla tua riflessione?

Ho cercato di concentrarmi soprattutto sul testo, non facendomi influenzare dall’esperienza personale. Da un lato desideravo che il racconto dell’episodio evangelico risultasse attuale e fruibile a tutti nella propria singolarità, personale come è personale ogni storia umana; dall’altro la certezza che potesse esserci un sostrato oggettivo su cui impostare il discorso e condividere le riflessioni.

Mi sono sforzata, per quanto fosse possibile, di “lasciare parlare il Vangelo” e di non aggiungere niente di mio, anzi la vastità del Vangelo è tale per cui sicuramente qualcosa di è sfuggito. C’è molta più ricchezza, per certi versi ancora inesplorata, nelle 8 righe del brano evangelico piuttosto che nelle mie due pagine di riflessione. Di mio, se così si può dire, ho messo il metodo piuttosto che il contenuto, cioè la curiosità dell’archeologo, che mi ha portato a scavare a più riprese nel testo.

Che significato assume la lettura del brano di Marta e Maria nel periodo specifico della Quaresima? Per te che valore ha avuto?

Non posso rispondere in modo competente perché non sono un teologo e nei miei studi non ho ancora avuto la possibilità di approfondire il significato di questo episodio calato nel contesto della Quaresima. Dal mio punto di vista è, insieme alla parabola del Buon Samaritano, uno dei brani più importanti del Nuovo Testamento, perché spiega come Gesù sia venuto per tutti, per chiunque desideri entrare in relazione con lui. Ciò che conta è spalancare la porta all’ospite liberi dai pregiudizi, con serenità e gioia.

Nel racconto di Marta e Maria, e in particolare durante il periodo quaresimale, il silenzio assume il significato di accoglienza incondizionata dell’altro, di accettazione della sua diversità e di valorizzazione della sua ricchezza in quanto persona. Questo secondo me si lega in modo particolare al mistero della Pasqua, della morte e della resurrezione dei corpi, della presenza del divino nell’umano e viceversa.

La riflessione sull’importanza del silenzio che precede la parola mi ha condotto alla sfida ardua di mettere in pratica concretamente questo principio. Non so se si possa raggiungere davvero l’obiettivo, ma tentare ogni giorno è avvicinarsi di poco ma costantemente a questa impresa.

L’evento di Pasqua mi ha permesso di entrare in relazione con le diverse interpretazioni di questo episodio evangelico donateci dalle altre ragazze. Il canto, la danza, la musica per molti versi superano la parola e ogni tipo di commento. Si può dire che sublimino nei gesti e quindi nel silenzio ciò che neanche le parole più perfette potrebbero dire.

 

 

Come pensi il pubblico abbia accolto questo brano e l’evento di Pasqua in generale?

Penso che ognuno abbia potuto interpretare a modo suo il brano o rivivere qualche aspetto della propria vita nell’episodio di Marta e Maria, sentendosi parte del racconto. Molti mi hanno detto che il commento da me scritto era originale, quasi rivoluzionario rispetto alle interpretazioni ascoltate precedentemente. Ciò mi ha stupito perché in realtà è il Vangelo stesso a essere rivoluzionario e considerarlo come un testo religiously correct è assolutamente fuorviante. Questo mi porta a pensare che ci sia la necessità di tornare a leggerlo con occhi limpidi e liberi dai pregiudizi, in modo tale da poterne cogliere la portata sconvolgente, quasi scandalosa, dei contenuti, capace di farci commuovere e appassionare a quella straordinaria avventura che è la nostra vita.

Irene Vendrame

Collegio universitario Canossiano Venezia